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il ponte che collega la città   I paesi baltici sono stati caratterizzati da una complessa origine etnica e dalla presenza di una aristocrazia di origine germanica che esercitava una importante influenza economica e culturale. I nobili tedeschi trattarono con molta durezza le popolazioni locali, tuttavia consentirono indirettamente una certa apertura verso il mondo occidentale. A metà del XIX secolo Riga, la capitale della Lettonia, divenne uno dei principali porti sul Baltico.
Nel corso della prima guerra mondiale i paesi baltici furono occupati dai tedeschi insieme alle regioni della Russia occidentale.


Il periodo dell’indipendenza dei paesi baltici fu un periodo felice che vide l’avvio di alcune riforme economiche e politiche.
Il peggio per i paesi baltici doveva venire, nell’agosto del ’39 i sovietici sottoscrissero un patto con i tedeschi (il patto Molotov-Ribbentrop) che prevedeva la spartizione dell’Europa orientale fra le due potenze, e l’assegnazione della regione del Baltico alla Russia. .

Il periodo dell’indipendenza dei paesi baltici fu un periodo felice che vide l’avvio di alcune riforme economiche e politiche.
Il peggio per i paesi baltici doveva venire, nell’agosto del ’39 i sovietici sottoscrissero un patto con i tedeschi (il patto Molotov-Ribbentrop) che prevedeva la spartizione dell’Europa orientale fra le due potenze, e l’assegnazione della regione del Baltico alla Russia.

la storia di riga e della lettonia   Alcune settimane dopo l’invasione della Polonia da parte della Germania e dell’Unione Sovietica, i tre paesi baltici furono costretti a sottoscrivere un patto con Mosca che prevedeva l’insediamento di truppe sovietiche in quei paesi, e alcuni mesi dopo vennero costretti a darsi un nuovo governo e a ratificare l’annessione all’URSS. La Finlandia che aveva rifiutato di sottoscrivere il patto venne aggredita nel novembre del ’39 e successivamente obbligata a cedere parti del suo territorio al potente vicino. Durante i dodici mesi di occupazione circa 100.000 fra lituani, lettoni ed estoni, soprattutto intellettuali, subirono la deportazione in Siberia, dalla quale ben pochi fecero ritorno. Inoltre trovarono la morte 200.000 ebrei, circa l’85% della comunità lituana, oltre a 70.000 ebrei della vicina Lettonia, e ad alcune migliaia di zingari.

   Nel ’44 con il ritorno dell’Armata Rossa si ebbe un esodo in Occidente di centinaia di migliaia di persone, e una nuova ondata di persecuzioni che si prolungò fino alla morte di Stalin. Circa 130.000 lituani fra cui molti uomini della chiesa cattolica, oltre 40.000 lettoni, e 20.000 estoni finirono nei campi di concetramento. Nel periodo successivo si ebbe una forte immigrazione russa e un processo di russificazione culturale che ebbe una breve pausa verso la fine degli anni Cinquanta al tempo di Kruschev. Nel paese si realizzarono alcuni grandi complessi industriali con un relativo benessere rispetto al resto della popolazione sovietica, ma un vero cambiamento si ebbe negli anni Ottanta con l’avvento di Gorbaciov.

   Nel nuovo clima politico si vennero a formare alcune nuove associazioni politiche. I nuovi gruppi politici ottennero un grande successo elettorale e proclamarono la fine dell’annessione, ma nel gennaio del ’91 il governo sovietico, formato in quel periodo da un’alleanza fra gorbacioviani e conservatori, replicarono con l’invio dell’esercito e l’occupazione delle sedi delle nuove istituzioni. I cittadini protestarono con manifestazioni di resistenza passiva, e in Lituania si ebbero 14 morti fra la popolazione. L’esercito fu comunque ritirato e i tre nuovi paesi si avviarono verso una piena democratizzazione e un’economia di libero mercato che nel corso degli anni ha dato alcuni positivi risultati.

 
 
     
 
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